Regolamento Judo | Regole del Judo e cinture

In questa guida vi spiegheremo il regolamento del Judo, le sue nobili origini e tutto il sistema di punteggi e penalizzazioni che regolano le competizioni di questo sport olimpico.

Lo judo viene praticato su un tappeto detto tatami, che misura 14 metri in tutti i lati, con un quadrato più piccolo con lato di 10 metri che fa da area contestata. Per vincere uno scontro, il judoca deve ottenere più punti del suo avversario, punti che vengono assegnati per proiezioni e sottomissioni e tolti per i falli commessi.

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Canada’s Keith Morgan (left) of Calgary, Alta. throws Azerbijan’s Rasul Salimov to win the match in 90 kg judo competition at the Olympics in Sydney, Australia Wednesday Sept. 20, 2000. (CP PHOTO/Kevin Frayer)

Regolamento, punteggi e panalizzazioni Judo:

Ci sono tre punteggi che un atleta può ottenere in un incontro di judo.

L’ippon è il punteggio più alto: conferisce una vittoria immediata e può essere ottenuto proiettando a terra l’avversario in modo che questi atterri con la propria schiena.

Un altro metodo per ottenere un ippon è quello di immobilizzare l’avversario con una presa di sottomissione, in modo da portarlo alla sottomissione o immobilizzarlo per 25 secondi.

Il secondo miglior punteggio è il waza-ari, che vale metà ippon (e che quindi, se effettuato due volte, vale la vittoria).

Il waza-ari viene assegnato per proiezioni meno efficaci rispetto a quelle dell’ippon, come ad esempio con l’avversario che cade di schiena solo in modo parziale, o per immobilizzazioni meno durature.

Il terzo ed ultimo punteggio è lo yuko.

Lo yuko viene ottenuto da chi fa proiezioni ancora meno pulite di quelle del waza-ari, come nel caso in cui l’avversario cada solo parzialmente, o per immobilizzazioni che vanno dai 15 ai 20 secondi.

Non è importante quanti yuko un atleta abbia all’attivo, se l’avversario riesce ad ottenere un waza-ari passa in vantaggio, stesso discorso per l’ippon sul waza-ari.

Per quanto riguarda le penalizzazioni, ne esistono due: lo shido e l’hansoku.

Lo shido viene assegnato a chi commette infrazioni minori, come nel caso di periodi di stallo o periodi prolungati di non aggressione.

In totale un atleta può accumulare quattro shido: il primo è un semplice avvertimento, il secondo porta l’avversario a guadagnare uno yuko, il terzo un waza-ari e il quarto l’ippon e l’incontro.

L’hansoku, invece, si ottiene nel caso di infrazioni di maggior rilievo, e porta alla sconfitta e all’espulsione dal torneo.

L’arbitro ha, come in ogni sport, un linguaggio gestuale per assegnare punti e penalizzazioni.

L’ippon viene segnalato dall’arbitro alzando il braccio verso l’alto, col palmo rivolto in avanti, e determina la fine dell’incontro.

Il waza-ari viene invece segnalato portando il braccio a mezz’aria, formando un angolo di 90 gradi col proprio corpo.

Lo yuko viene infine indicato col braccio rivolto leggermente più in basso rispetto al waza-ari, formando un angolo di 45 gradi.

Con una posizione simile, ma con la schiena e il collo rivolti verso il basso, l’arbitro segnala invece l’osaekomi, ovvero l’inizio del periodo durante il quale un avversario è tenuto immobilizzato a terra con la schiena sul tatami.

Se l’arbitro rivolge il braccio a 90 gradi in modo frontale e col palmo aperto, invece, chiama il matte, ovvero lo stop: l’incontro in quel caso viene temporaneamente fermato e il cronometro bloccato.

Dimensione tatami e durata dell’incontro:

I match di judo avvengono su un tatami 14×14 metri, ma gli atleti possono combattere solo nell’area 10×10 interna. Entrambi i judoka devono inchinarsi prima di salire sul tatami e, col proprio avversario, prima di iniziare l’incontro.

Gli incontri durano cinque minuti (nelle competizioni internazionali) e finiscono quando un atleta ottiene ippon. Se nessuno dei due atleti riesce ad ottenerlo, quello con più punti alla fine dell’incontro vince. Se il punteggio è pari, l’incontro viene deciso in un tempo supplementare. Se il punteggio, nonostante il tempo supplementare, è ancora pari, la decisione spetta all’arbitro e ai giudici.

I judoka non possono utilizzare nessuna tecnica proibita, come l’attacco alle giunture (oltre al gomito), non possono tirare pugni o calci, non possono toccare il volto del proprio avversario né causare infortuni a quest’ultimo in qualsiasi modo.

Abbigliamento Judo:

I judoka devono indossare uno gi, una uniforme che prende spunto dal classico kimono, che deve essere resistente abbastanza da non strapparsi e che deve lasciare non più di 5 centimetri di distanza da polsi e caviglie.

Il tutto completato da una cintura, che viene arrotolata e annodata attorno alla vita.

Regole Judo per Bambini – Il Judo per la formazione dei bambini:

Proprio per i Bambini, il Judo è riconosciuto come attività estremamente formativa. Il fondatore
M° Kano, infatti, riteneva che le caratteristiche che un Judoka deve Coltivare siano:
1. Educazione
2. Coraggio
3. Sincerità
4. Onore
5. Modestia
6. Rispetto
7. Controllo di sé
8. Amicizia.

Questi Valori sono riconosciuti da Pediatri e Psicologi infantili come un eccezionale metodo di formazione del carattere, adatto a contrastare fenomeni di BULLISMO e di DISAGIO GIOVANILE. Il sistema Judo è inoltre riconosciuto come un efficace metodo di trattamento dei bambini IPO o IPERCINETICI o con problemi di SOCIALIZZAZIONE o INTEGRAZIONE credendo fermamente che la pratica sportiva possa aiutare i bambini e gli adulti, con difficoltà o handicap, a meglio integrarsi nella società.

Cinture e gradi nel Judo:

La classificazione prevede una divisione tra mudansha, ovvero i non portatori di dan, e gli yūdansha, ovvero i portatori di dan. Tale classificazione, ad opera del Prof. Kanō, è una evoluzione del sistema tradizionale basato su onorificenze, ancora in uso al Dai Nippon Butoku Kai, che prevede l’assegnazione di titoli onorifici a seconda dell’esperienza del praticante.

L’uso delle cinture, quindi, è stato introdotto dal Prof. Kanō sostanzialmente con l’obiettivo di esplicitare il grado effettivo del praticante, ma è da attribuire agli occidentali l’uso sistematico delle cinture colorate per i mudansha.

In Italia, i gradi inferiori alla cintura nera sono rilasciati in seguito ad un esame periodico organizzato dall’Insegnante Tecnico del club. Per ottenere invece il grado di cintura nera 1º dan ci sono diversi percorsi:

Al 15º anno di età, i possessori del grado di 2º kyū, possono ottenere il 1º dan per meriti agonistici classificandosi almeno al 3º posto al Campionato Italiano Cadetti; oppure al 17º anno di età, i possessori del grado di 1º kyū, classificandosi nei primi 7 al Campionato Italiano Juniores; oppure dal 17º al 23º anno di età, i possessori del grado di 1º kyū, classificandosi nei primi 7 al Campionato Italiano Under 23.

Al 18º anno di età, i possessori del grado di 2º kyū, possono partecipare al Grand Prix 1º e 2º dan il quale prevede una serie di tornei a punteggio: al raggiungimento della soglia di 40 punti si ottiene il 1º dan, e al raggiungimento di ulteriori 50 punti, il 2º dan.

Al 16º anno di età, per coloro i quali fossero 1º kyū da almeno 2 anni, è possibile sostenere un esame teorico-pratico indetto dal Comitato Regionale

Di seguito altre regole per la promozione a dan successivi (valide in Italia):

I medagliati ad un Campionato Italiano di classe ottengono generalmente la promozione al dan successivo, fino al 3º dan, direttamente dal Presidente della FIJLKAM.

I medagliati ad un Campionato Europeo di classe ottengono generalmente la promozione al dan successivo, fino al 4º dan, direttamente dal Presidente dell’EJU.

I medagliati ad un Campionato Mondiale o alle Olimpiadi ottengono generalmente la promozione al dan successivo, fino al 5º dan, direttamente dal Presidente dell’IJF.

Per l’ottenimento di gradi dal 1º al 5º dan, tuttavia, è possibile sostenere un esame di graduazione regionale (fino al 3º dan), o nazionale (fino al 5º dan), rispettando i vincoli temporali minimi, ovvero di n+1 anni di attesa per ogni esame di graduazione, dove n è il proprio dan, fino al 5º dan.

Storia e origine del Judo:

Lo judo è un’arte marziale relativamente moderna che fu sviluppata in Giappone dal professor Jigoro Kano.

Adattando diverse prese e tecniche del jujitsu, arte marziale molto più antica, Kano ha studiato con alcuni dei più grandi combattenti del tempo prima di sviluppare la sua arte, che ha poi chiamato judo.

Da allora lo judo si è diffuso, diventando una delle arti marziali più conosciute del globo, nonostante sia diventato uno sport agonistico solo nel 1930 grazie al All-Japan Judo Championships, per poi diventare disciplina olimpica nelle Olimpiadi estive di Tokyo 1964.

La filosofia dello judo si basa sul battere il proprio avversario, mostrando però onore e grazia.